Le Aziende Cinesi fanno “Shopping” in Europa

S4P MARKETING CONSIGLIA.

E’ ormai un fatto conosciuto da tutti che la China National Chemical Corporation (CNCC), un conglomerato di proprietà statale, abbia acquistato per 7 miliardi di euro la Pirelli, azienda leader italiana nella produzione di pneumatici. Questo è il più grande investimento cinese fatto in Italia fino ad ora, ma solo l’ultimo di una serie di acquisizioni guidate dal crescente appetito della Cina per i brand e per la tecnologia dell’Europa. In particolare gli investimenti della Cina nelle aziende italiane sono cresciuti da quasi nulla nel 2008 a 6 miliardi di Euro l’anno scorso, secondo KPMG, uno studio di commercialisti. Ciò ha fatto in modo che da un lato la Cina sia diventata la più grande fonte in Italia di investimenti esteri nel 2014, dall’altro l’Italia sia diventata il più grande beneficiario in Europa di investimenti cinesi dopo la Gran Bretagna. Le offerte cinesi in Europa complessivamente sono aumentate da 2 miliardi di dollari nel 2010 a 18 miliardi di s4p Marketing la cina in europadollari nel 2014, secondo una ricerca condotta da Baker & McKenzie e il Rodhium Group, uno studio legale e un gruppo di ricerca. Le imprese cinesi, per acquisire tecnologia avanzata e brand di alta qualità provenienti dall’estero, stanno seguendo un editto che il governo ha stabilito nel suo piano quinquennale del 2011. Inizialmente le imprese statali facevano accordi acquistando materie prime. Ora le imprese ad alto valore aggiunto sono l’obiettivo principale, e il capitale privato sta scorrendo bene: la Cina è ricca di liquidità e pronta a pagare per risorse preziose. L’Europa è attrattiva perché ha molte aziende che sono a buon mercato (privatizzazioni, imprese a corto di liquidi ed un euro debole offrono ampie opportunità) e che vogliono rimanere in affari. In Francia e in Italia l’ossessione per la proprietà nazionale è stata offuscata da un bisogno di investimenti esteri. I tedeschi sono orgogliosi che le loro aziende siano desiderate dalla crescente potenza economica mondiale. L’America, al contrario, è più esigente su chi compra le sue risorse strategiche. In Gran Bretagna, ad esempio, le imprese cinesi hanno partecipazioni nella Thames Water e nell’aeroporto di Heathrow. In Francia hanno investito nell’aeroporto di Tolosa, nella Peugeot Citroën, e nel Club Med. In Grecia una ditta cinese gestisce una parte del porto del Pireo. In Svezia la Volvo è anche di proprietà cinese. Infront, una società svizzera che possiede i diritti di telediffusione sportivi, è stata appena acquistata da un conglomerato cinese. E in Italia, oltre alla Pirelli, gli acquisti delle imprese cinesi vanno da Ferretti, un costruttore di yacht, a Salov Group, un produttore di olio di oliva, per tacere delle partecipazioni in Ansaldo Energia, ditta produttrice di turbine a gas, e Ferragamo, la nota casa di moda. L’appetito della Cina per le attività europee, in particolare nei settori come quello tecnologico, gastronomico ed immobiliare, continuerà a crescere. Meno chiaro è quanto bene le imprese cinesi potrebbero gestire i propri acquisti esteri. Queste infatti non sono così veloci ad imparare questo come lo sono state finora a copiare i prodotti stranieri, calcola Alberto Forchielli di Mandarin Capital Partners, un fondo di capitale privato sino-italiano, inoltre tendono a centralizzare il processo decisionale in Cina, mentre non danno indicazioni per i manager locali, lasciando l’azienda in un limbo. Le cose però vanno meglio nei casi in cui i proprietari cinesi lascino che i gestori delle loro acquisizioni straniere abbiano in gran parte carta bianca mentre li aiutano ad accedere al grande mercato interno della Cina. Alcune offerte hanno dato delle speranze. Molti hanno deriso l’acquisto della Volvo nel 2010 da parte di Geely. Ci è voluto un po ‘, ma le vendite della casa automobilistica l’anno scorso hanno fatto un record di 465.900 automobili. L’acquisizione di Cifa, un produttore italiano di pompe per calcestruzzo, da parte di Changsha Zoomlion alla fine ha portato a contratti di costruzione in Asia che hanno salvato l’azienda. E accordo di Peugeot con Dongfeng, in collaborazione con il governo francese, ha contribuito all’impresa di tornare a trarre profitto nel 2014: ora queste automobili sono più vendute in Cina piuttosto che in Francia. Gli imprenditori cinesi pian piano si stanno sempre più aggiornando e diventando più saggi: la loro conoscenza della lingua inglese è migliorata notevolmente nel corso degli ultimi cinque anni, stanno sempre più utilizzando le grandi banche d’investimento occidentali per gestire le offerte ed i ricorsi cinesi ai corsi MBA Executive americani sono in aumento. Ci potrebbero anche essere più acquisti di imprese europee da parte dei cinesi, se non ci fosse una divergenza nelle aspettative. Le imprese cinesi sono consapevoli che l’acquisto  e la trasformazione di un business estero in difficoltà sarebbe un passo troppo azzardato, inoltre le famiglie che possiedono le più importanti aziende europee, quelle che i cinesi bramano maggiormente, sono molto esigenti nel scegliere a chi vendere. Se l’affare Pirelli e gli altri vanno bene, ciò potrebbe contribuire a fargli cambiare idea. (Traduzione e adattamento di L.M.) S4p Marketing Cina in Europa Fonte: http://www.economist.com/news/business/21647331-more-european-businesses-are-coming-under-chinese-ownership-gone-shopping

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