Facebook in Cina: l’impatto sui brand stranieri

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S4p Marketing Facebook in Cina

Dall’imparare il mandarino e dal tenere il libro di Xi Jinping a portata di mano, durante il lavoro alla messa in scena di una foto mentre attraversa lo smog di Pechino, Mark Zuckerberg ha mostrato una tenace determinazione per conquistare i cuori dei leader cinesi, dal momento che sta cercando di rendere sbloccato Facebook in Cina. Secondo un recente articolo del MIT Technology Review, la possibilità del lancio di Facebook in Cina “ora sembra probabile”, secondo alcune interviste con gli osservatori tecnologici Cinesi, che dicono che la volontà dei funzionari cinesi di alto profilo di incontrarsi pubblicamente con lui sia un segnale chiave che questo fatto stia facendo dei progressi.

Mentre tutto ciò è ancora una speculazione (e molti esperti hanno dato drasticamente previsioni diverse), se Facebook fosse lanciato in Cina dopo essere stato bloccato dal 2009, il governo cinese avrebbe messo in chiaro che dovrà rispettare le regole di censura della Cina. Il vice direttore dell’Amministrazione per il Cyberspazio della Cina, Ren Xianliang, ha detto ai giornalisti l’11 ottobre che Facebook e Google sarebbero stati consentiti se “rispetteranno le leggi cinesi”, visto che per altri social network è stato fatto in modo che fossero impiegate delle  “digital nanny“, per eliminare la discussione di qualsiasi argomento vietato dalle autorità e per consegnare informazioni private degli utenti al governo quando fosse richiesto. Di conseguenza, un rientro di Facebook in Cina quasi certamente non significherebbe semplicemente sbloccare ciò che è già esistente. Per ottenere un migliore senso di ciò che potrebbe accadere in pratica, potremmo guardare LinkedIn, che non è bloccato in Cina, ma che censura attivamente del materiale sensibile, che manda delle e-mail a persone che postano, per dire loro che quei determinati post non saranno visibili in Cina. Nel frattempo, come il caso dell’espansione internazionale di wechat, non permette ai suoi utenti cinesi di vedere gli account ufficiali internazionali.

E’ probabile che Facebook dovrà fare qualcosa di simile con la creazione di un sito cinese separato tramite una joint venture e/o bloccando i post, il che sarebbe un disastro per il branding negli Stati Uniti. A differenza di LinkedIn, Facebook serve generalmente come un focolaio di discussione politica in tutto il mondo, il che significa che sarebbe in particolare sotto un attento esame da parte delle autorità. Sarebbe anche probabile che sia necessario adempiere alle richieste del governo per le informazioni come ha fatto Yahoo, che nel 2004 ha dato alle autorità cinesi le email private di un giornalista cinese, che è stato poi imprigionato per l’invio di una direttiva contro la segnalazione su questioni delicate verso dei siti stranieri.

Questi sviluppi probabilmente vengono osservati molto da vicino dai brand stranieri che vendono nel mercato cinese e che attualmente si concentrano principalmente su Weibo e wechat per la loro strategia di social media marketing in quella nazione. Se Facebook stesse per decollare in Cina, i marchi avrebbero bisogno di investire negli account separati in lingua cinese, che potrebbero aver bisogno di essere registrati attraverso una sorta di processo specifico per la Cina, a seconda di come possano essere rigide le regole. Se Facebook optasse per creare una versione per la Cina con gli account internazionali bloccati, sullo stile di wechat, i brand potrebbero affrontare un rigido processo di iscrizione per creare un account ufficiale.

Ciò presuppone che Facebook abbia in qualche modo una notevole presa sulla Cina, abbastanza da giustificare la spesa di un budget per i social media su di lui. E’ vero che alcuni utenti cinesi hanno già creato un account su Facebook tramite l’uso di una VPN, visto che il social network è riuscito a diventare particolarmente di successo ad Hong Kong. Ma ci sono segni che non possa diventare automaticamente un colosso dei social media sulla terraferma, dove il dispositivo mobile è il modo principale per le persone di accedere a Internet. Renren, che è stato considerato come l’applicazione cinese più simile a Facebook, ha avuto un calo in popolarità in quanto la società si muove verso altre iniziative imprenditoriali, quali il finanziamento online. Mentre Facebook è gravitato più nella direzione di wechat con la sua autonoma applicazione di messaggistica, sarebbe estremamente difficile da spodestare il colosso di Tencent in ambito mobile. Un’ulteriore problema sarebbe la ricaduta della pubblicità negativa che ne deriverebbe per l’azienda all’estero, che potrebbe intrappolare rapidamente tutti i brand che supportino un Facebook censurato dalla Cina con troppo entusiasmo. (Adattamento e traduzione di L.M.)

Fonte: https://jingdaily.com/what-facebook-in-china-would-mean-for-foreign-brands/

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